Lenzi (Cnr): patologie e ricerca, in Calabria studieremo le neuroscienze in un nuovo centro (Il Sussidiario)
Un centro per studiare le neuroscienze, per capire i meccanismi attraverso cui il nostro cervello ricorda, ragiona, reagisce e capire meglio, quindi, come curare le patologie dei pazienti. Una ricerca, insomma, che da una parte vuole approfondire e svelare i motivi di alcune importanti funzioni umane, dall’altra proprio per questo si propone di intervenire con maggiore precisione per guarire i pazienti affetti da certi disturbi.
Sono questi, spiega Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, gli obiettivi della struttura di ricerca avanzata che verrà realizzata grazie alla sinergia fra la Fondazione “Le idee di Chicco”, nata per ricordare Francesco, figlio del senatore di Forza Italia Mario Occhiuto, l’Università della Calabria e il CNR: una collaborazione che vedrà nascere entro l’estate un centro per il quale nella Finanziaria sono stati messi a disposizione due milioni per il 2026 e 2027.
Qual è il senso della partecipazione del CNR alla realizzazione di un centro di ricerca sulle neuroscienze?
Il Consiglio nazionale delle ricerche ha sette dipartimenti, uno dei quali, il DSBM, riguarda le scienze biomediche. Il CNR è garante della ricerca nazionale e per questo collabora, laddove opportuno, con realtà anche diffuse sul territorio. In questo caso si è costituita una fondazione che ha nello scopo sociale l’attività di ricerca nell’ambito neuroscientifico, in cui il dipartimento ha un forte interesse. Il tema è che le neuroscienze sono la nuova frontiera della medicina. La fondazione nasce da un’idea del senatore Mario Occhiuto in seguito alla morte del figlio, un’idea un po’ da padre e un po’ da persona che si è sempre interessata di questioni biomediche.
Attraverso quali collaborazioni si svilupperà l’idea del centro?
Il CNR ha fra i suoi compiti istitutivi di collaborare con i centri scientifici di eccellenza. E questo oltretutto è un centro scientifico che nasce in un ateneo emergente: l’Università di Cosenza è relativamente nuova e ha istituito da non molto un corso di laurea in medicina. È portatrice di una grande attrattività, con nuovi docenti, nuovi scienziati in un territorio che vuole sviluppare idee innovative.
Quale sarebbe la peculiarità di questo nuovo centro di ricerca, la sua eccezionalità?
L’eccezionalità dell’idea è che invece di fare neuroscienza legata solo a studi di singole patologie come il Parkinson, l’Alzheimer, i disturbi motori, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla, si vuole studiare il cervello per capire come mai, anche se si tratta di un cervello giovane e sano, può sviluppare psicopatologie. Si punta più in alto rispetto alla patologia strettamente neurologica, alle alterazioni dei meccanismi della parte più elevata della nostra funzione cerebrale, la più umana. L’essere umano è fatto anche di sentimento, razionalità, memoria, ma sono caratteristiche di cui non sappiamo nulla. Nessuno sa esattamente, per esempio, dove stanno i ricordi, cosa contiene il neurone per potersi ricordare che cosa è successo ieri. Temi importanti per poter curare meglio le situazioni in cui il cervello, cioè la parte umana del cervello, non esercita più le sue funzioni normali.
Ci sono già altri centri in Italia di questo tipo o questo fa da apripista?
Fa da apripista perché il CNR non si è occupato finora di questa tipologia di studi così avanzati. Non è il primo a livello mondiale, però questo avvicinamento alla parte umana delle neuroscienze è abbastanza originale, è piuttosto interessante. Abbiamo la fortuna di avere già nostri ricercatori in Calabria, che hanno questa tipologia di expertise, e che andranno a rafforzare la struttura locale.
A inizio dicembre è stato firmato un protocollo, ora a che punto è la realizzazione del centro?
Nelle Finanziaria ci sono soldi previsti per l’avviamento, mentre l’università sta mettendoci più che altro risorse strutturali: ha stretto un accordo con l’ASL, sta facendosi dare locali sottoutilizzati o non utilizzati per poter realizzare la parte strettamente logistico-strutturale. Poi bisognerà dotare il centro di macchinari e quindi occuparsi dei pazienti, cercando di capire le applicazioni pratiche della parte teorica. Intanto ci sono protocolli scientifici in via di definizione e ci sono stati i primi abboccamenti fra i ricercatori per decidere le strategie.
L’obiettivo è di costruire un centro di ricerca avanzatissima, ma la fondazione vuole mantenere anche il contatto con il territorio, con le persone. Si parla di un centro di ascolto, di un lavoro di sensibilizzazione: dove porta questa impostazione?
Il centro si occupa di ricerca avanzata, che punta a chiarire temi anche filosofici, ma non fine a se stessa. L’obiettivo è cercare di aiutare uomini, donne, giovani e meno giovani a risolvere i loro problemi, sviluppando anche strategie terapeutiche per i pazienti. Lo psicologo ci può risvegliare ricordi che aiutano a far passare delle paure, lo psichiatra con alcuni farmaci può agire sul nostro umore, ma noi non sappiamo ancora perché il colloquio con lo psicologo funziona o perché un farmaco funziona.
Che tempi ci sono per la realizzazione della struttura?
L’avvio del centro credo che avverrà al massimo entro l’estate. Sicuramente avremo risultati di tipo descrittivo nel giro di uno o due anni. Per i risultati di tipo conoscitivo, quelli che incrementano la scienza, dipende: la scienza è fatta così, non bisogna mai distrarsi, come dico sempre: “Bisogna essere molto bravi, ma quando passa il tram devi accorgertene. Se guardi da un’altra parte non lo vedi. A volte passa e non te ne accorgi, a volte il tram non passa mai”.
Fonte: Il Sussidiario