Nasce il Centro di Ricerca per la Salute del Cervello e le Neuroscienze Avanzate “Francesco Occhiuto”
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Il 2 dicembre 2025, nella Sala Koch del Senato della Repubblica, ha avuto luogo la firma della convenzione con la quale l’Università della Calabria, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Fondazione Le idee di Chicco si impegnano a costituire il Centro per la Salute del Cervello e le Neuroscienze Avanzate “Francesco Occhiuto”. È stata una giornata segnata da un equilibrio raro tra rigore istituzionale, profondità umana e la chiara consapevolezza della posta in gioco. L’accordo, che supera ampiamente le contingenze politiche, indica una direzione condivisa da tutti per il futuro della ricerca italiana.
Il valore dell’iniziativa è apparso evidente fin dai primi interventi. Le neuroscienze sono oggi una delle frontiere decisive della conoscenza, non solo per ciò che promettono sul piano scientifico, ma per le implicazioni dirette e immediate sulla qualità della vita. Conoscere il cervello significa affrontare le malattie neurodegenerative, i disturbi psichici e psicologici, la fragilità dei più giovani, la vulnerabilità legata alle trasformazioni tecnologiche e sociali. Significa lavorare su un territorio in cui biologia, psicologia e cultura si intrecciano senza soluzione di continuità. Per questo la nascita di un Centro nazionale interamente dedicato alla salute del cervello non riguarda soltanto la comunità scientifica, ma l’intero Paese, a tutti i livelli.
La nostra Fondazione che porta avanti il nome e la visione di Chicco, sta contribuendo a creare il primo ecosistema integrale della salute mentale del Paese. E questo è una grande responsabilità, un grande onore, e un grande impegno.
Anche il Centro porterà il nome di “Chicco” Occhiuto, e questa scelta ha dato all’evento una profondità che nessun discorso istituzionale avrebbe potuto produrre. In quella sala, la storia di Chicco non è stata evocata di passaggio, ma riconosciuta come origine reale di un progetto che nasce dalla vita e torna alla vita, come hanno evidenziato le parole di Don Giacomo Tuoto, presidente della Fondazione, e la bellissima testimonianza di Alessandro Carratelli.
Il Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, ha collocato il nuovo Centro all’interno di una storia di rinascita, inquadrando l’evento come parte del processo per cui il Mezzogiorno passa dall’essere destinatario di interventi a produttore attivo di conoscenza e sperimentazione; polo di attrazione internazionale per ricercatori e studenti. Il Centro “Francesco Occhiuto” offrirà infatti alla Regione la possibilità di contribuire da protagonista alle traiettorie della ricerca globale, e la Calabria, anche in quest’ambito così strategico, non sarà più periferia ma laboratorio europeo di straordinario valore.
L’intervento del Presidente del CNR, Andrea Lenzi, ha aggiunto un livello ulteriore di chiarezza. Le neuroscienze richiedono infrastrutture stabili, reti interdisciplinari e un dialogo costante tra ricerca di base, clinica e tecnologia. Non esistono soluzioni rapide, né scorciatoie. La costruzione di un Centro nazionale rappresenta dunque una scelta di metodo prima ancora che un investimento finanziario: significa riconoscere che la complessità delle patologie del cervello impone un approccio unitario, continuo, capace di superare la frammentazione storica del sistema italiano.
Su questa linea si è inserito il contributo di Alberto Siracusano, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che ha richiamato la responsabilità di garantire un accesso equo alla diagnosi e alla cura. È un punto essenziale: la disparità territoriale nella salute mentale resta una delle ferite più profonde del Paese, e il Mezzogiorno ne porta il peso maggiore. Il progetto del Centro “ Francesco Occhiuto” mostra che è possibile invertire questa tendenza con iniziative che uniscono scienza, governance e impegno sociale.
La Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Maria Antonietta Gulino, ha riportato l’attenzione sulla dimensione quotidiana del disagio mentale. Le neuroscienze, ha ricordato, non sono solo laboratorio e modelli teorici. Riguardano la vita delle persone, i loro legami, la fatica di reggere un mondo che cambia con una velocità che spesso supera le capacità di adattamento. Lavorare sulla salute del cervello significa anche costruire comunità più capaci di ascolto, scuole più attente, contesti professionali che non generino nuove fragilità.
Importanti anche i contributi del Presidente Nazionale dell’Aifa, Robert Nisticò, e del Vice-presidente della CEI, Mons. Francesco Savino, che pur impossibilitati a partecipare di persona hanno comunque voluto far giungere un segno di vicinanza, manifestando la piena disponibilità a collaborare.
Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha chiuso i lavori. La Bernini ha colto e promosso l’importanza del Centro in modo assolutamente lungimirante. L’Italia non può restare ai margini di un campo di ricerca così determinante, ha affermato il Ministro, deve invece strutturarsi per essere competitiva, credibile e in grado di offrire soluzioni ai giovani e famiglie. Il Centro “Francesco Occhiuto”, in questo orizzonte, diventa uno dei tasselli attraverso cui il Paese si dota di strumenti adeguati per affrontare le trasformazioni demografiche, sociali e tecnologiche in atto, e quella che l’OMS ha definito la “pandemia del futuro”, quella che tocca la sanità mentale.
La moderazione dell’evento ha tenuto insieme le due dimensioni che l’hanno caratterizzato: il rigore della scienza e la consapevolezza che ogni ricerca nasce da un bisogno umano reale. Non si è trattato di un equilibrio retorico, ma di una necessità: senza questa doppia fedeltà – alla conoscenza e alle persone – un Centro di neuroscienze rischierebbe infatti di diventare un contenitore astratto, privo di anima.
Quando la convenzione è stata firmata, la sala è rimasta sospesa in un silenzio denso, come accade nei momenti che segnano una direzione, più che una ricorrenza. Il progetto del Centro “Francesco Occhiuto” ora esiste, e la sua esistenza coinvolge la ricerca, la politica, il Mezzogiorno e la società nel suo insieme.
Nasce per portare competenza scientifica al posto dell’improvvisazione, continuità al posto di interventi episodici, accompagnamento dove troppi sperimentano solitudine. Nasce per affermare che la fragilità non è una colpa ma una condizione della vita umana, e che la scienza può diventare uno dei modi più seri per prendersene cura.
Questo è ciò che il 2 dicembre ha lasciato al Paese, la prova che una storia personale può generare un’istituzione più umana, che il Mezzogiorno può offrire visione e non solo attesa, che la ricerca può nascere dal senso di una vita, per sostenere la vita reale delle persone.
Ed è anche la conferma che alcune iniziative – sobrie, rigorose, prive di clamore – modificano davvero la traiettoria delle cose. Il Centro “Francesco Occhiuto” appartiene a questa categoria. Non racconta ciò che il Paese è stato, ma ciò che grazie a Chicco sta scegliendo di voler diventare.